Come spiegare il Coronavirus ai Bambini

Come spiegare il Coronavirus ai Bambini

I recenti accadimenti in relazione all’emergenza Coronavirus ci hanno colti di sorpresa ed aggrediti con una virulenza tale da lasciarci tramortiti e sopraffatti dall’ansia e dalla paura.

Lo strepitante frastuono dei mezzi di informazione che ci ha proposto l’alternarsi incontrollato di un coro di voci cacofoniche, ha indotto nell’opinione pubblica un senso di smarrimento tale da non lasciare indifferente nessuno.

Il clamore suscitato dagli eventi e l’enorme cassa di risonanza amplificata dalla capillare rete creata dai canali social che hanno affiancato e, talvolta, sostituito i più classici strumenti di comunicazione, è stato talmente roboante da aver raggiunto tutte le generazioni non risparmiando nessuno, neppure gli individui più giovani.

Gli adulti, già sconcertati e presi di sorpresa da un evento tanto inaspettato, si trovano davanti a duplice sfida: se da un lato, infatti, avvertono ineluttabile un senso d’ansia e di paura sempre più opprimente, dall’altro la realtà dei fatti li costringe a confrontarsi con i soggetti più piccoli che, non disponendo di un bagaglio proprio di conoscenza ed esperienza sufficiente, avvertono una latente tensione ambientale pronta a trasformarsi in una paura sempre più grande.

L’interrogativo è comune a tutti: Come spiegare il Coronavirus ai bambini? Poiché nascondere la testa sotto la sabbia è impossibile è necessario attrezzarsi nel modo giusto per affrontare un argomento tanto delicato.

Come affrontare il problema

Purtroppo non esiste una ricetta universale che possa trovare in modo univoco la modalità giusta. Molto dipende dall’interlocutore che ci si trova davanti. I soggetti più giovani, fino ai tre anni, naturalmente non hanno coscienza del problema e, qualche rara domanda in merito, può essere tranquillamente superata con un po’ di sano buon senso.

La faccenda si complica per bambini in età scolare; i soggetti avvertono il Coronavirus come una specie di spauracchio, una sorta di “uomo nero” che incute un timore del tutto irrazionale e difficile da circostanziare.
In questo caso, il primo consiglio da seguire è quello di attendere le domande del bambino in merito all’argonemento in questione (introdurre il discorso conferirebbe alla questione una dignità tale da essere avvertito come un problema) alle quale rispondere con cognizione di causa, senza entrare nel dettaglio più estremo, ma cercando di rassicurare il bambino sulla dimensione reale della vicenda.
E’ bene non lasciar trasparire ansia eccessiva durante il colloquio poiché i più piccoli finirebbero con amplificarla e farla propria in maniera distorta.

Per i soggetti in età adolescenziale, invece, è opportuno consigliare loro di non dare eccessivo importanza al tam tam di notizie che si susseguono sui canali social e che sono fonte primaria di stress indotto, ma di usare una certa razionalità nel scegliere le informazioni a cui dare credito. Con gli individui più grandicelli è possibile anche approfondire maggiormente il discorso introducendo qualche dettaglio in più sulla tipologia dell’epidemia, sui dati statistici esposti dagli organi ufficiali e sulla possibile evoluzione futura del Coronavirus.

Con i bambini è necessario essere chiari ed il più possibile rilassati nell’affrontare il discorso; non è una buona idea dire loro che i soggetti giovani sono meno a rischio di quelli più avanti negli anni poiché la notizia non sarebbe rassicurante del tutto, ma scatenerebbe ansie sulla salute dei propri famigliari.
In ogni caso è sempre opportuno affrontare il discorso e non minimizzarlo senza dare spiegazioni.

Come affrontare l’evoluzione dell’emergenza sanitaria

Una volta affrontato il discorso secondo linee generali chiare e rassicuranti, è opportuno sensibilizzare i bambini in relazione alle misure precauzionali consigliate dal Ministero della Salute.
Insegnare loro a lavarsi le mani più spesso, ad esempio, è una buona idea da mantenere anche per il futuro, rassicurarli sulla competenza del nostro settore sanitario e sulle misure intraprese per arginare la situazione conferisce loro delle certezze a cui dare credito.

E’ sempre bene, inoltre, cercare di non stravolgere troppo le abitudini famigliari per non indurre il bambino in conclusioni affrettate e foriere di ansie latenti; la chiusura delle scuole non sarà individuata dai bambini come un campanello di allarme e non sarà un grosso problema per i più giovani qualche giorno in più trascorso fra le mura domestiche.

E’ consigliabile, infine, filtrare il più possibile le informazioni che raggiungono i più piccoli dai canali esterni, ascoltare i loro dubbi e le loro perplessità attraverso un dialogo costruttivo e dimostrarsi il più possibili presenti e positivi.